5 PUNTI PER CAPIRE L’INDICE GLICEMICO

 

1 – Cos’è l’indice glicemico?

Nel 1981 David J.A. Jenkins, ricercatore di origine britannica e professore dell’Università di Toronto (Canada) nel tentativo di determinare una dieta per pazienti diabetici decise di misurare la risposte glicemiche causate dagli alimenti mettendoli in rapporto con il rialzo glicemico della stessa dose di uno zucchero di riferimento (glucosio). Questo rapporto è detto Indice Glicemico (IG).
Risale al 1997 la definizione ufficiale dell’indice glicemico fatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che recita:

“Si definisce come indice glicemico l’area incrementale sottostante la curva glicemica dopo l’assunzione di porzioni test di alimenti contenenti 50g di carboidrati, espressa in percentuale rispetto alla curva prodotta nello stesso soggetto dall’assunzione di un’analoga quantità di carboidrati fornita da un alimento scelto come standard di riferimento”

 

2 – Perché la glicemia sale dopo mangiato?

Dopo aver mangiato un pasto ricco in carboidrati questi vengono trasformati in glucosio (zucchero puro), principale carburante del nostro corpo. A questo punto nel nostro sangue ci sarà molto glucosio con conseguente innalzamento della glicemia, al quale seguirà la risposta delle isole di Langerhans del pancreas attraverso la produzione di insulina. L’insulina permette di dirottare il glucosio dal sangue alle cellule che lo useranno come substrato energetico determinando una conseguente normalizzazione dei livelli glicemici.

 

3 – Qual è il problema?

L’insulina normalmente ha il compito di riportare i livelli glicemici ematici ai livelli basali, tuttavia promuove anche il deposito di glucosio tramite la sua trasformazione in glicogeno (nostra riserva di zuccheri) nel fegato e nei muscoli. Quando mangiamo troppo spesso pasti ricchi in carboidrati si avranno alti livelli di insulina la quale eserciterà un effetto anabolizzante nei confronti dei depositi adiposi con attivazione del metabolismo lipidico e trasformazione del glucosio in trigliceridi (grassi). Allo stesso tempo l’insulina spinge le cellule ad utilizzare più facilmente i carboidrati come substrato energetico invece delle proteine o dei grassi, inibendo lo “smontamento” dei depositi di grasso. Proprio questi molteplici e sinergici effetti dell’insulina potrebbero essere la causa che ci porta ad ingrassare senza darcene una spiegazione.

 

4 – Cosa fare?

Seguire uno stile di vita e alimentare sano, che eviti bruschi innalzamenti glicemici, risulta essere il modo migliore per rimanere o tornare in forma. Questo significa che basterebbe molto spesso modulare non la quantità, bensì la qualità di ciò che si mangia.
Adottare un’alimentazione a basso indice glicemico fa si che i cibi e la loro combinazione abbiano un impatto il più modesto possibile sulla glicemia sanguigna. Evitare bruschi sbalzi glicemici è una strategia ottimale non solo per malati di diabete o chi soffre di glicemia alta, ma potrebbe essere un buon modo per mantenere il proprio peso corporeo e, qualora fosse necessario, dimagrire più velocemente.

 

5 – Cosa non fare?

Molto spesso però si cade nell’avere una visione troppo semplicistica della dieta pensando che modulare l’indice glicemico possa bastare nello stilare una dieta sana. A tal proposito mi preme citare il sito dell’INRAN (dedicato alla divulgazione alimentare):

“L’indice glicemico di un alimento è un parametro molto importante, ma non se ne deve fare un comandamento. Nell’ambito di uno steso gruppo di alimenti, la scelta di uno con minore indice glicemico può costituire una buona scelta, ma bisogna sempre tenere in considerazione la dieta nel suo complesso”

Questo per dire che è sempre rivolgersi a figure ABILITATE all’elaborazione di piani dietetici siano questi Dietologi o Biologi Nutrizionisti, che posso guidarvi nel miglior modo verso un percorso alimentare studiato sulle vostre esigenze fisiologiche e/o patologiche (sia che siate diabetici, sia che vogliate semplicemente perder peso).

 

 


 

 

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